Quando la pensione di reversibilità viene ridotta, e di quanto
La pensione di reversibilità non è mai pari all'intera pensione della persona scomparsa: si parte da una percentuale che dipende dai familiari superstiti, e in molti casi l'importo si riduce ancora se chi la riceve ha redditi propri. Ecco le percentuali, le soglie aggiornate al 2026 e come si arriva alla cifra finale.
Dopo la scomparsa di un coniuge, la pensione di reversibilità è spesso una delle entrate su cui la famiglia conta di più. È anche una delle prestazioni che generano più domande: perché l'importo è così diverso da quello che percepiva la persona deceduta? E perché, a parità di pensione di partenza, due vedove o due vedovi ricevono cifre diverse? La risposta sta in due passaggi distinti, che vanno letti uno dopo l'altro.
Reversibilità e pensione indiretta
La pensione ai superstiti spetta ai familiari di un pensionato o di un lavoratore assicurato che viene a mancare. Si parla di reversibilità quando la persona scomparsa era già titolare di una pensione, e di pensione indiretta quando era ancora un lavoratore con i requisiti contributivi necessari. Le regole sulle quote spettanti sono le stesse.[1]
I beneficiari principali sono il coniuge (o la persona unita civilmente) e i figli: minorenni, inabili al lavoro a carico del genitore a qualsiasi età, oppure studenti maggiorenni a carico, fino a 21 anni per la scuola e fino a 26 anni, nei limiti della durata legale del corso, per l'università. In mancanza di coniuge e figli, la prestazione può spettare a genitori o fratelli e sorelle, a condizioni precise.[1]
Il primo passaggio: le percentuali di base
L'importo si calcola come percentuale della pensione che la persona scomparsa percepiva o avrebbe percepito. La percentuale dipende da chi resta:[1]
| Superstiti | Quota della pensione |
|---|---|
| Solo il coniuge | 60% |
| Coniuge e un figlio | 80% |
| Coniuge e due o più figli | 100% |
| Solo un figlio | 70% |
| Solo due figli | 80% |
| Solo tre o più figli | 100% |
Il caso più frequente tra i pensionati è il primo: il coniuge rimasto solo riceve il 60% della pensione del defunto. Per genitori, fratelli e sorelle sono previste percentuali più basse, a partire dal 15%.
Il secondo passaggio: perché il reddito conta
Una volta stabilita la quota, la legge prevede che la pensione ai superstiti si possa cumulare con i redditi propri del beneficiario solo entro certi limiti. È la cosiddetta tabella F della legge n. 335 del 1995: oltre determinate soglie, la reversibilità viene ridotta di una percentuale fissa.[1]
Il reddito considerato è quello personale del superstite, per esempio la sua pensione, un reddito da lavoro o gli affitti, con alcune esclusioni come il TFR e la casa di abitazione; la pensione di reversibilità stessa non entra nel conteggio. Nel caso più comune, quindi, ciò che conta è la pensione che la vedova o il vedovo già percepiva per conto proprio.
Le soglie del 2026
Le soglie sono multipli del trattamento minimo annuo, che nel 2026 è di 7.954,05 euro.[2] Ne derivano questi limiti:
| Reddito annuo del superstite (2026) | Riduzione della reversibilità |
|---|---|
| Fino a 23.862,15 € (3 volte il minimo) | nessuna |
| Oltre 23.862,15 € e fino a 31.816,20 € (4 volte) | 25% |
| Oltre 31.816,20 € e fino a 39.770,25 € (5 volte) | 40% |
| Oltre 39.770,25 € | 50% |
Poiché le soglie seguono il trattamento minimo, si aggiornano ogni anno con la rivalutazione. Per orientarsi, la prima soglia corrisponde a circa 1.835 euro lordi al mese su 13 mensilità.
Un esempio di calcolo
Si immagini un coniuge superstite, senza figli a carico, la cui moglie o il cui marito percepiva una pensione di 1.800 euro lordi al mese. La quota di base è il 60%, cioè 1.080 euro al mese. Ecco che cosa succede con un reddito proprio di 29.000 euro l'anno, che ricade nella prima fascia di riduzione.
Con la stessa pensione di partenza, il risultato cambia molto al variare del reddito del superstite:
| Reddito proprio annuo (ipotesi) | Riduzione | Reversibilità mensile |
|---|---|---|
| 20.000 € | nessuna | 1.080 € |
| 29.000 € | 25% | 810 € |
| 35.000 € | 40% | 648 € |
| 42.000 € | 50% | 540 € |
Esistono poi regole di raccordo tra una fascia e l'altra, pensate per evitare che chi supera di poco una soglia si ritrovi con un'entrata complessiva più bassa di chi sta appena sotto: anche per questo il calcolo dell'INPS va sempre letto sul proprio provvedimento.
Quando i tagli non si applicano
Le riduzioni legate al reddito non si applicano quando il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minorenni, studenti o inabili, cioè con i figli che hanno a loro volta diritto alla pensione ai superstiti.[1] In questi casi la quota resta quella di base anche se il genitore superstite ha un reddito elevato.
È una differenza importante per le famiglie più giovani, e spiega perché la riduzione può comparire in un secondo momento, ad esempio quando l'ultimo figlio perde il diritto per raggiunti limiti di età o al termine degli studi.
Il limite fissato dalla Corte costituzionale
Con la sentenza n. 162 del 2022 la Corte costituzionale ha aggiunto un correttivo: la riduzione effettiva non può superare l'importo dei redditi propri del superstite che la determinano.[1] In altre parole, il taglio della reversibilità non può essere più alto del reddito che lo ha fatto scattare.
Nella maggior parte dei casi il limite non entra in gioco, come nell'esempio sopra, dove un taglio di 3.510 euro è molto inferiore a un reddito di 29.000 euro. Può contare invece quando la pensione di partenza è molto alta rispetto al reddito del superstite.
Per chi conta e come verificare
Conviene controllare la propria posizione soprattutto se:
- il reddito proprio è vicino a una delle soglie, dove pochi euro possono spostare la fascia;
- il reddito è cambiato, per esempio con l'inizio della propria pensione o la fine di un lavoro;
- un figlio ha perso il diritto alla pensione ai superstiti;
- si sono ricevute comunicazioni di conguaglio legate ai redditi.
L'INPS applica la riduzione sulla base dei redditi dichiarati e la verifica a consuntivo, anche attraverso il modello RED: per questo un cambiamento di reddito può tradursi in un conguaglio successivo. L'importo e le eventuali trattenute si leggono nel cedolino su MyINPS, come spiegato nella scheda su come leggere il cedolino. Un patronato può aiutare gratuitamente a verificare il calcolo o a presentare la domanda, che si inoltra online all'INPS.
Da ricordare
La reversibilità si costruisce in due tempi. Prima la percentuale di base: 60% per il coniuge solo, 80% con un figlio, 100% con due o più figli. Poi, se il superstite ha redditi propri oltre 23.862,15 euro l'anno, una riduzione del 25, 40 o 50%, che non si applica in presenza di figli minori, studenti o inabili e che non può superare i redditi stessi.
Per capire la cifra che compare nel proprio cedolino servono quindi due dati: la pensione della persona scomparsa e il proprio reddito annuo, così come risulta all'INPS. Per altre voci legate al reddito che possono interessare chi ha una pensione contenuta, si può leggere anche la scheda sulla maggiorazione sociale.