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Il foglio del giovedì
SCHEDA 220 / PRESTAZIONI REDAZIONE RUUSMAA / 09.10.2026 / LETTURA 7 MIN

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Questo aumento INPS interessa molti italiani: cosa sapere sulla maggiorazione sociale

Nel 2026 è cambiato un importo che entra nel calcolo di alcune pensioni e prestazioni assistenziali. La differenza rispetto all'anno scorso è concreta, ma per capirla bisogna guardare alla maggiorazione sociale e ai requisiti di chi la riceve.

Coppia di anziani seduta al tavolo di cucina mentre consulta alcuni documenti della pensione
FIG. 1 / PRESTAZIONI — IMMAGINE A SCOPO ILLUSTRATIVO

Non tutte le variazioni presenti in un cedolino INPS derivano dall'aumento annuale delle pensioni. A volte cambia una voce specifica, destinata a persone che si trovano in determinate condizioni economiche.

È quello che è successo nel 2026 con la maggiorazione sociale. La legge di bilancio ha portato il suo incremento aggiuntivo da 8 a 20 euro mensili, riconosciuti per 13 mensilità a chi soddisfa le condizioni previste.[1]

E non si parla di poche situazioni isolate: nelle valutazioni tecniche presentate al Senato la popolazione di riferimento della misura è stimata in circa 1,1 milioni di beneficiari. È la platea considerata per valutare l'intervento, non il numero di nuovi accrediti identici effettuati quest'anno.[3]

La domanda utile, quindi, è semplice: che cosa è cambiato davvero, e come capire se il proprio assegno rientra nella novità?

Una differenza che si vede confrontando due anni

La maggiorazione sociale non è nata adesso. Esiste da tempo per sostenere determinate persone con redditi contenuti. La modifica del 2026 riguarda l'incremento aggiuntivo di questa misura, che nel 2025 aveva carattere temporaneo.

INCREMENTO PREVISTO DALLA LEGGE2025 → DAL 2026
Confronto tra l'incremento della maggiorazione sociale nel 2025 e dal 2026
Voce2025Dal 2026
Importo mensile8 €20 €
Mensilità considerate1313
Importo su 13 mensilità, per chi ha diritto all'intero incremento104 €260 €
Valori stabiliti dalla legge di bilancio 2026. Il confronto non è la previsione del pagamento di un singolo pensionato.[1]

Chi riceve l'intero incremento passa dunque da 8 a 20 euro per mensilità: 12 euro in più rispetto all'importo aggiuntivo previsto nel 2025, pari a una differenza di 156 euro nell'arco di 13 mensilità. È il confronto tra le due misure di legge, non la previsione del pagamento di ogni singolo pensionato.[1]

La distinzione è importante anche per un altro motivo: l'importo dei 20 euro sostituisce gli 8 euro del 2025. Non si tratta di sommare 20 euro a una vecchia maggiorazione temporanea di 8 euro.

A chi interessa questa modifica INPS

La misura è rivolta a specifici titolari di pensioni e prestazioni assistenziali. Tra i principali destinatari indicati dall'INPS ci sono i pensionati di almeno 70 anni e le persone maggiorenni con invalidità civile totale, quando ricorrono le condizioni richieste per la maggiorazione.[2]

Per sapere se l'integrazione spetta non basta però considerare l'età o l'importo totale che arriva sul conto corrente. Entrano in gioco anche il tipo di prestazione e il reddito; in alcune situazioni va considerato il reddito del coniuge.

Ci sono inoltre casi in cui il requisito dei 70 anni può essere ridotto in relazione ai contributi versati, secondo le regole previste per determinate pensioni previdenziali.[3]

Ecco perché persone della stessa età, magari con assegni mensili simili, possono trovarsi in situazioni diverse. La voce da cercare non è un generico “aumento pensione”, ma proprio la maggiorazione sociale.

Pensionata seduta al tavolo di casa che confronta due fogli tenuti in mano
FIG. 2 / CONFRONTARE LE MENSILITÀ — IMMAGINE A SCOPO ILLUSTRATIVO

C'è anche un cambiamento nei limiti di reddito

Il nuovo importo mensile non è l'unica novità. La legge ha modificato anche la maggiorazione dei limiti di reddito annuali collegati alla misura.

Nel 2025 quell'incremento della soglia era pari a 104 euro l'anno; dal 2026 è passato a 260 euro l'anno. Si tratta dell'aumento della soglia considerata nel calcolo del diritto alla prestazione, non di un secondo accredito da 260 euro.[1]

Per questo, quando si controlla la propria posizione, è utile sapere quali redditi risultano comunicati all'INPS e quale tipo di trattamento si percepisce. Il semplice confronto tra due accrediti bancari può non raccontare l'intera situazione.

Perché il mese di marzo conta

La nuova disciplina decorre dal 1° gennaio 2026, ma l'INPS ha annunciato l'applicazione pratica nei pagamenti a partire da marzo 2026.[4]

Nel cedolino di marzo, per chi ne aveva diritto, potevano comparire anche i conguagli per gennaio e febbraio. Questo spiega perché, in determinate situazioni, marzo può mostrare una cifra diversa dalle mensilità successive: oltre all'incremento ordinario può comprendere il recupero di quanto spettava per i due mesi precedenti.

Chi vuole capire una variazione farebbe quindi bene a confrontare febbraio, marzo e un mese successivo, guardando le singole voci invece di limitarsi al totale finale. In questo modo è più facile distinguere l'importo che si ripete ogni mese da un eventuale conguaglio.

L'aumento arriva automaticamente?

Per le persone che ricevevano già la maggiorazione sociale e che continuavano a possedere i requisiti, l'INPS ha indicato il riconoscimento automatico del nuovo incremento.[2]

Se invece la maggiorazione non compare, oppure sono cambiati i redditi o la situazione previdenziale, è possibile chiedere un controllo della propria posizione attraverso l'INPS o un patronato abilitato.

Per fare questa verifica è utile avere a disposizione il cedolino recente e, se necessario, le informazioni reddituali già comunicate all'Istituto.

Tre controlli utili sul proprio cedolino

Primo: individuare la prestazione. Il documento INPS permette di verificare quale trattamento si sta ricevendo e quali variazioni sono state applicate. La maggiorazione sociale segue regole proprie e non coincide con la rivalutazione ordinaria della pensione.

Secondo: confrontare le mensilità. Marzo 2026 è il mese da cui l'INPS ha previsto l'applicazione dell'incremento e degli eventuali conguagli dei primi due mesi dell'anno. Il confronto con aprile o con le mensilità successive aiuta a leggere correttamente la differenza.

Terzo: verificare i requisiti. Età, tipologia di prestazione e situazione reddituale sono gli elementi da chiarire se non è evidente il motivo di una variazione.

Il cedolino si può consultare attraverso i servizi online ufficiali dell'INPS; in caso di dubbi, un patronato può aiutare a interpretare le voci presenti.[4]

Un cambiamento piccolo sulla carta, importante da conoscere

Un incremento di 12 euro rispetto alla misura temporanea dell'anno precedente può sembrare contenuto. Ma per chi vive con entrate limitate, sapere da dove arriva una variazione dell'assegno e se viene riconosciuta correttamente ha un valore pratico.

La novità del 2026 è questa: l'incremento della maggiorazione sociale è stato portato a 20 euro per 13 mensilità, con requisiti specifici e un aggiornamento dei limiti di reddito. È una modifica già entrata nei pagamenti INPS, non un annuncio relativo a una possibile misura futura.

Per capire se riguarda il proprio caso, la strada più semplice resta partire dal cedolino e dalla voce relativa alla maggiorazione sociale. Sono quei dati, insieme ai requisiti personali, a spiegare quale effetto ha avuto la modifica sul proprio assegno.

AVVERTENZA

Questo articolo è un contenuto sponsorizzato da Ruusmaa Financial Consulting OÜ e non è una comunicazione dell'INPS. Per informazioni sulla propria posizione previdenziale si utilizzano i canali ufficiali dell'Istituto.

Informazione di carattere generale, non consulenza previdenziale o fiscale. Gli importi riportati sono quelli previsti dalla legge e il confronto tra 2025 e 2026 vale solo per chi ha diritto all'incremento per intero: l'effetto sul singolo assegno dipende da età, tipo di prestazione e redditi. RUUSMAA non è un ente pubblico e non gestisce domande o pagamenti.

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