Dove si trova la Certificazione Unica e perché conviene conservarla
Ogni anno l'INPS rilascia ai pensionati la Certificazione Unica: il documento che riassume quanto è stato pagato e quanto è stato trattenuto per le tasse. Non arriva più nella cassetta delle lettere, ma resta un foglio da tenere a portata di mano.
Per molti pensionati la Certificazione Unica, la CU, è uno di quei documenti che si ricordano solo quando qualcuno li chiede: il CAF per la dichiarazione dei redditi, un ufficio comunale per un'agevolazione, un familiare che aiuta con le pratiche. Eppure è il documento che riassume, in poche pagine, l'intero anno della pensione.
La CU è la certificazione che l'INPS, in qualità di sostituto d'imposta, rilascia a chi ha ricevuto somme dall'Istituto. Il sostituto d'imposta è il soggetto che paga un reddito e, nello stesso momento, trattiene le imposte per versarle allo Stato. Per chi riceve una pensione, quindi, la CU dice due cose essenziali: quanto è stato corrisposto nell'anno e quanto è stato trattenuto a titolo di IRPEF e addizionali.
La CU 2026 riguarda i redditi percepiti nel 2025. L'INPS ne ha annunciato la disponibilità a metà marzo 2026, comunicando di averne elaborate oltre 26,7 milioni all'apertura del servizio.[1] Da diversi anni non viene più spedita a casa in automatico: va scaricata o richiesta.
Che cosa contiene, sezione per sezione
Il modello è uguale per tutti i sostituti d'imposta, ma per un pensionato le parti da guardare sono poche. Conviene leggerle in quest'ordine:
- Dati anagrafici: nome, codice fiscale e comune di domicilio fiscale. Un errore qui, per esempio un comune sbagliato, può incidere sulle addizionali.
- Redditi di pensione: l'importo lordo complessivo pagato nell'anno, tredicesima compresa, e il numero di giorni per cui spettano le detrazioni.
- Ritenute: l'IRPEF trattenuta mese per mese, comprensiva degli eventuali conguagli di fine anno.
- Addizionali regionale e comunale: quanto è stato trattenuto e, per la comunale, anche l'acconto relativo all'anno successivo.
- Detrazioni: quelle riconosciute direttamente sulla pensione, che riducono l'imposta lorda.
- Somme non tassate: alcune prestazioni non concorrono al reddito imponibile e sono indicate a parte, oppure non compaiono affatto.
Chi vuole capire come queste voci si riflettono nei pagamenti mensili può confrontare la CU con il cedolino della pensione: il primo è il riepilogo dell'anno, il secondo la fotografia del singolo mese.
Un esempio di lettura
Per capire la logica del documento può aiutare un esempio. Le cifre che seguono sono ipotetiche e arrotondate: non derivano da un caso reale e non vanno usate per stimare la propria imposta, che dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni e dal comune di residenza.
Il controllo più semplice è proprio questo: sommare gli accrediti dei dodici mesi più la tredicesima e confrontare il totale con il lordo meno le ritenute. Se la differenza è ampia, di solito c'è una spiegazione — un conguaglio, un arretrato, una trattenuta di altro tipo — che il cedolino del mese corrispondente aiuta a individuare. Per il calcolo dell'imposta vera e propria si può leggere la scheda su IRPEF e pensioni nel 2026.
Dove si scarica online
Chi ha un'identità digitale (SPID, CIE, CNS) può scaricare la CU in autonomia. L'INPS indica tre strade:[1]
- l'area personale MyINPS, nella sezione dedicata ai servizi fiscali e ai pagamenti ricevuti dall'INPS, oppure la pagina del servizio "Certificazione Unica";[4]
- il servizio "Cedolino della pensione", pensato proprio per i pensionati;
- l'app INPS Mobile, per smartphone e tablet.
Il file è un PDF che si può salvare e stampare. Conviene scaricarlo anche se non serve subito: averlo già pronto evita di doverlo cercare quando il CAF o un ufficio lo chiede con pochi giorni di preavviso.
Senza computer: gli altri canali
Chi non usa internet non è escluso. L'INPS prevede diversi canali alternativi:[1]
- patronati e CAF, che possono stampare la CU per conto dell'interessato;
- i punti di servizio INPS presso i sindacati dei pensionati e gli sportelli delle sedi;
- la PEC, scrivendo all'indirizzo dedicato indicato dall'INPS e allegando un documento d'identità: la CU viene inviata alla stessa casella da cui parte la richiesta;
- il numero verde 800 434 320 e il contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare).
Per i pensionati residenti all'estero e per le persone in condizioni di fragilità è possibile chiedere l'invio cartaceo all'indirizzo di residenza.[2] Per sapere che cosa può fare un patronato oltre al rilascio della CU, c'è la scheda su come funzionano i patronati.
A che cosa serve
L'uso più noto riguarda la dichiarazione dei redditi. I dati della CU vengono trasmessi dall'INPS all'Agenzia delle Entrate e confluiscono nella dichiarazione precompilata: nel 2026 è stata consultabile dal 30 aprile, con invio del 730 dal 14 maggio al 30 settembre; per il modello Redditi il termine è il 2 novembre 2026.[3]
Non tutti i pensionati devono presentare la dichiarazione. In linea generale chi ha soltanto redditi di pensione pagati da un unico sostituto d'imposta, che ha applicato correttamente le ritenute, ne è esonerato. Chi ha più trattamenti, altri redditi o spese da detrarre, invece, ha di solito interesse a verificare la propria posizione.
La CU torna utile anche in altre occasioni: domande di agevolazioni comunali o regionali, pratiche per prestazioni legate al reddito, controlli su un conguaglio fiscale, verifiche richieste da un ente o da una banca.
Perché conviene conservarla
La CU è la prova di quanto è stato pagato e trattenuto. Le dichiarazioni dei redditi possono essere controllate per diversi anni dopo l'invio, e in quel caso i documenti che attestano redditi e ritenute vanno esibiti. Tenere le CU degli ultimi anni in una cartellina, insieme alle dichiarazioni presentate, è una precauzione semplice.
Anche nel caso di una successione o di una pratica presentata da un familiare, avere le CU in ordine rende più semplice ricostruire la situazione reddituale.
Per chi conta di più e quando controllarla
La verifica è particolarmente utile in alcune situazioni:
- chi riceve più pensioni, anche da enti diversi: le imposte sono calcolate sul totale e possono emergere conguagli;
- chi ha cambiato residenza durante l'anno, per l'effetto sulle addizionali;
- chi ha ricevuto arretrati o somme una tantum, che possono avere un trattamento fiscale particolare;
- chi presenta la dichiarazione tramite CAF o in autonomia.
Il momento giusto è la primavera, appena la CU è disponibile e prima di presentare la dichiarazione. Se un dato sembra sbagliato, dal 16 marzo 2026 è stato possibile chiedere la rettifica direttamente all'INPS.[2]L'Istituto può inoltre aggiornare alcune CU dopo il primo rilascio: per questo conviene riscaricare il documento se si viene a sapere di una correzione.
In sintesi
La Certificazione Unica non è un documento da compilare, ma da leggere e conservare. Dice quanto l'INPS ha pagato nell'anno precedente e quanto ha trattenuto per le imposte, ed è la base da cui partono la dichiarazione dei redditi e molte pratiche legate al reddito.
Si scarica da MyINPS, dal servizio del cedolino o dall'app; in alternativa si richiede a patronati, CAF, sportelli o via PEC. Il consiglio pratico è uno solo: procurarsela ogni primavera, controllare i dati anagrafici e le ritenute, e metterla da parte insieme agli altri documenti fiscali.